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Comune di Bertiolo

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Opere d'arte

LACERTI D’AFFRESCHI NELLA CHIESA DELLA SANTISSIMA

La testimonianza d’arte figurativa più antica del territorio di Bertiolo è data dal ritrovamento di lacerti d’affresco, effettuato nel corso del lavori di restauro architettonici ed archeologici, presso la chiesetta della Santissima.
Dalla nota informativa di P. Lopreato, si apprende che sotto la pavimentazione del presbiterio venne alla luce "un riempimento di frammenti di intonaci dipinti con figure di santi di pregevole fattura ed inoltre iscrizioni e graffiti" apposti sui medesimi. Gli intonaci sembrano datarsi intorno al 1300.

GLI AFFRESCHI DEL CORO VECCHIO DELLA PARROCCHIALE DI BERTIOLO

La vasta costruzione settecentesca della parrocchiale di S. Martino di Bertiolo, come si sa, sorge sul luogo di un precedente edificio in forma trasversale, di cui si conserva soltanto l’absidiola poligonale, impietosamente adoperata come magazzino e sala termica. Conserva il soffitto a costoloni, poggianti su peducci.
Nelle pareti si intravedono tracce di affreschi rinascimentali, databili al XVI secolo, legati, a prima vista e per quanto dato di percepire, alla stilistica cosiddetta "tolmezzina".
Nell’apparato descrittivo delle Visite Pastorali non compare alcun cenno di detti affreschi, forse gia imbiancati per problemi di disinfestazione.

IL BATTESIMO DI CRISTO

L’elegante Battistero della parrocchiale, posto entro un nicchione nella parete longitudinale sinistra, è sovrastato dal dipinto quadrangolare, ad angoli ampiamente smussati, raffigurante il Battesimo di Cristo, di particolare pregio artistico.

E’ un’opera d’eta manieristica molto problematica, di qualità sia per la tessitura pittorica, sia per il sensibilissimo, vibrante paesaggio fatto di tremule annotazioni dai più svariati tipi di verdi e d’azzurro. Il paesaggio, al naturale, vero protagonista della scena, risente della tradizione veneta inaugurata da Marco Ricci e splendidamente proseguita, infine, pur con differenti intendimenti, dal Bison e ampliamente divulgata dai seguaci.

Alcuni studiosi avanzano analogie con M. Liberi, altri, più semplicemente, con il conterraneo Tiani. Nonostante i vincoli di un tema classico e di una iconografia obbligata, l’artista sa ricavare un linguaggio molto gradito al devoto spettatore.

LA PALA DI S. GIUSEPPE

Il secondo altare di sinistra della parrocchiale di Bertiolo, che nel resoconto della Visita Generale di Mons. Daniele Delfino, compiuta a Bertiolo nel 1749, risulta dedicate al Glorioso Patriarca S. Giuseppe, ospita la pala di S. Giuseppe, di affollata e movimentata composizione di gusto barocco. E’ un dignitoso prodotto della corrente tardotenebrista che ebbe molto seguito in provincia.
La buona organizzazione d’insieme, l’accorta regia luminosa contrapposta ai martellamenti chiaroscuri, farebbe pensare (come mi viene suggerito dal prof. Vizzutti) ad un pittore suggestionato dall’arte dello Zanchi.

 

LA PALA DI S. NICOLO’.

La pala del primo altare laterale di sinistra della parrocchiale bertiolese, pittura chiaramente devozionale, popolaresca, parrebbe un lavoro vicino ai modi del carnico Osvaldo Gortanutti (doc. ca. 1646-1677), che lascia una sua opera nella vicina chiesa di Rivolto.
L’opera, che comunque è più tarda, sarà oggetto di specifico studio; si colloca comunque nella epigona scia della tradizione locale, imbevuta di prestiti del manierismo veneto. Bene si integra nell’altare, in simbiosi con l’architettura e l’apparato scultoreo.

LA STAMPERIA WAGNER

La parrocchiale di Pozzecco possiede una Via Crucis di buon interesse artistico-documentario, esposta nella sala-cappella attigua al presbiterio. Trattasi di 14 riproduzioni tratte da altrettante corrispondenti opere pittoriche di artisti noti.
A calce delle singole scene appare la didascalia illustrante il tema precipuo della Stazione e in tutte la scritta: Ex Calcographia I. Wagner Ven.is / C.P.E.S. 1779, e l’autore della riproduzione da cui è tratta l’acquaforte. E cosi, nell’ordine: I e XIV Stazione sono opere di Francesco Zugno; II e XIII di Giambattista Crosatto; III e XII di Domenico Magiotto; IV e XI di Francesco Fontebasso; V e X di Giuseppe Angeli; VI e IX di Gaspare Diziani; VII e VIII di Giacomo Marieschi.

In quel clima di grande fervore per l’arte e la tecnica della stampa, furono molti i pittori veneziani del Settecento che si cimentarono almeno una volta nell’arte dell’incisione. Oltre all’incisione d’artista, come viene evidenziato dal Pilo "va ricordata l’intensa, veramente febbrile attività degli incisori di riproduzioni, che fornivano tanto stampe autonome tratte da disegni di buoni pittori ... quanta per illustrazioni di libri".

Accanto alla forse più famosa Remondiniana, un altro importantissimo centra di stampa a Venezia fu la calcografia di Giuseppe Wagner (Thalendorf 1706 - Venezia 1789).
Dopo essere stato a Bologna e a Londra, il Wagner, a partire dal 1739, si era stabilito nella Serenissima; "nella sua officina lavorarono tutti i bei nomi dell’incisione veneziana".
In zona un’altra serie di Via Crucis prodotta dall’officina wagneriana si conserva nella chiesa di Muscletto, contemporanea, ma priva della fastosa decorazione a cornice della scena.

MADONNA CON BAMBINO E SANTI

Nella parrocchiale di Pozzecco, in contro-facciata, sopra la bussola, si conserva una pala d’altare raffigurante una Madonna con Bambino e i Santi Antonio Abate, Giuseppe e un Vescovo, oggetto di disquisizioni critiche, per una eventuale probabile paternità.

Il Passone (1980, pp. 52-53) ci porta a conoscenza che "Questa pala, di autore ignoto, la cui realizzazione potrebbe essere collocate tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700, apparteneva originariamente all’altare maggiore della vecchia chiesa, ma il cappellano-curato don Sebastiano Dal Ponte (come risulta dal Catapano), dopo averle dato nel 1738 una cor-nice, la fece trasportare il 25 marzo 1748 (festa dell’Annunciazione), in relazione con il nuovo altare in costruzione, sull’altare dedicato alla Vergine Maria. In anni a noi più vicini venne trasferita sull’altare di S. Giacomo in Cimitero e da 10 anni or sono, venne portata, per motivi di migliore custodia, nella Sacrestia della chiesa parrocchiale".

Si tratta di un dipinto di apprezzabile fattura, anche se non mancano alcuni scadimenti nell’impianto costruttivo dell’insieme, sicuramente riconducibile alla Scuola Veneta; certamente la figura della Madonna con Bambino posta nella parte centinata, tra le nubi dorate e figure di putti, e il momento più qualificante del brano.

L’ignoto artista si avvale di schemi figurativi tolti da repertori ufficiali, cosi pure il telaio impaginativo; le figure sono disposte entro uno schema piramidale, abilmente mosso da linee divergenti segnate dal pastorale del Santo presule e dal bastone fiorito di S. Giuseppe, per l’occasione sorretto da un angelo.
Particolarmente ricca e la tavolozza, per l’eccezionale disponibilità cromatica dell’artista.

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